Un rallentamento diffuso su tutti i mercati. È questa la situazione che continua a caratterizzare il settore dei costruttori di macchine per ceramica. Nei primi nove mesi dell’anno il fatturato segna un -18,2%, con una frenata più accentuata nell’export che perde il 21% rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno, e il mercato domestico a -11%.
È quanto emerge dall’indagine congiunturale del Centro studi MECS per ACIMAC.
A preoccupare le aziende sono l’instabilità dei vari mercati, con una bassa propensione agli investimenti in tecnologia, e il ritorno al segno meno: dopo nove trimestri di calo e due di timida ripresa, sono ormai tre i trimestri consecutivi di flessione.
Le previsioni per i prossimi mesi non lasciano intravedere un'inversione di tendenza. Sono solo 2,8 i mesi di produzione assicurata e languono i nuovi ordini.
Qualche segnale di dinamismo arriva da alcuni mercati esteri come Egitto, Francia, Spagna e Germania, e segnali positivi anche da Polonia, Brasile e Paesi Bassi. L’after sales, che rappresenta il 29% del fatturato, mantiene un andamento stabile.
"I dati dei primi nove mesi ci restituiscono un contesto estremamente fragile, e non lo nascondiamo – dichiara Bruno Bettelli, presidente di ACIMAC – Il perdurare di questa situazione, con il calo del fatturato e la mancanza di un ordinativo robusto, potrebbe mettere a rischio la tenuta del settore e conseguentemente dell’occupazione".
“Dobbiamo però restare fiduciosi e guardare anche gli aspetti positivi. Tecna, la fiera di settore che si è tenuta a fine settembre, ci ha confermato il gradimento e l’alta reputazione delle nostre tecnologie in tutti i mercati. È un’ottima garanzia per la ripresa del fatturato. Come associazione siamo inoltre accanto alle nostre aziende in ogni modo possibile: con i servizi, con la presenza sui mercati, attraverso fiere e convegni, e con una rappresentanza che porta risultati, come dimostrano i recenti passi avanti sull’ETS. Una filiera ceramica europea più competitiva significa più investimenti in tecnologia, ed è lì che le nostre imprese sanno fare la differenza".